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Quando manca una visione Quando manca una visione Nell’autunno 2007, allorquando una bozza di PUM venne presentata in pompa magna al Porto Antico, scrivemmo un editoriale di sostegno alla tanto strombazzata reintroduzione del tram, ma pieno di dubbi riguardo alla rinuncia al prolungamento della metropolitana in Valbisagno, paventando in particolare che i 75 milioni di competenza statale - che allora erano già disponibili per tale prolungamento - fossero rispediti a Roma e da lì reindirizzati non agli investimenti per il prolungamento della metropolitana verso Levante o, comunque, agli investimenti nel TPL genovese, ma ad altri scopi del tutto scollegati dal nostro territorio. I nostri peggiori incubi si sono purtroppo realizzati, in quanto, fra il totale disinteresse della stampa e della politica locale (esiste una opposizione a Palazzo Tursi?), quei famosi 75 milioni non sono stati nuovamente inviati a Genova a finanziare progetti legati al nostro TPL, ma se ne sono rimasti a Roma.Anche per tale motivo, il nostro 2010 si chiude con grande amarezza per un risultato assai deludente in ordine ai progetti di competenza comunale legati allo sviluppo dei vettori di trasporto pubblico su ferro o comunque in sede propria (sviluppo che era stato una precisa promessa elettorale ad inizio mandato, la famosa “cura del ferro”): non soltanto non si farà il tram in sponda destra della Valbisagno, dopo un intero anno speso in sterili chiacchiere e polemiche giornalistiche, ma pure il suo ben più modesto surrogato - una banale busvia - rischia quasi sicuramente di non vedere la luce da qui a fine mandato. Quanto alla metropolitana, naturalmente il suo ingresso in Valbisagno rimarrà un nostro auspicio di impenitenti visionari, ma pure ogni altro prolungamento verso Levante rimarrà riposto nel cassetto dei sogni.Se al termine dei cinque anni di governo Vincenzi vedremo qualcosa di concreto, come il completamento della tratta della metropolitana De Ferrari-Brignole e il collegamento fra la stazione ferroviaria e quella metropolitana di Principe, sarà soltanto per merito della precedente Amministrazione comunale (il cui operato nei riguardi del trasporto pubblico, peraltro, non è certo stato soddisfacente) e, rispettivamente, di Grandi Stazioni e dei suoi lavori, alfine avviati dopo estenuanti anni di attesa. Nessuno pretende che i nostri Enti locali facciano i miracoli in tempo di vacche magre, ma crediamo sia nostro dovere di osservatori delle vicende legate al mondo del trasporto pubblico genovese quello di denunciare con forza la mancanza di progettualità e di concretezza dell’attuale Giunta comunale, per non essere stata in grado di rispettare gli impegni elettorali presi in campo trasportistico, ma soprattutto per essere riuscita addirittura a perdere finanziamenti a suo tempo erogati dallo Stato e finalizzati ad una ben precisa opera nel nostro territorio.Il biasimo risiede nel fatto che ciò sia avvenuto a causa, innanzitutto, di una poco comprensibile determinazione a voler interrompere la linea di continuità con la precedente Amministrazione, sospendendo ( cancellando?) i progetti di prolungamento della metropolitana oltre Brignole e, poi, di decisioni estemporanee, probabilmente non sufficientemente ponderate e comunque sprovviste di una visione coerente e a lungo termine del come dovrà svilupparsi il TPL nell’area metropolitana Genovese. A maggior ragione in tempo di vacche magre, lo sviluppo di tale visione non costa nulla ma evita per il futuro che altre pianificazioni approssimative procurino, oltre ad interminabili dilazioni temporali, ulteriori gravi danni paragonabili a quelli di cui purtroppo siamo stati testimoni durante questo ciclo amministrativo che, dal punto di vista del TPL, non può fino ad ora che definirsi pessimo. Fervono i lavori…… e poi? Dopo anni di chiacchiere, ritardi e passerelle di politici finalmente si sono aperti molti cantieri per le grandi opere pubbliche infrastrutturali nel settore del trasporto pubblico locale. Dopo il cantiere metro a Brignole ormai in piena attività, sono infatti iniziate le opere per il nodo ferroviario di Genova, nei settori di Brignole, Cornigliano e S. Limbania ma anche quelle per il nuovo deposito della metropolitana a Dinegro e finalmente, pare che siano entrati nel vivo gli interventi di ristrutturazione della Stazione Principe che comprendono anche il tanto sospirato tunnel di collegamento tra Principe FS e Principe metro. La nostra associazione non può che salutare con piacere che finalmente pale, ruspe, scavatori siano in pieno movimento, anche perché sono opere che mettono in moto l’economia e favoriscono l’occupazione (anche se, purtroppo, spesso non certo locale). Vedendo il bicchiere mezzo pieno, c’è dunque da stare allegri. Ma la nostra visione ci porta anche oltre per capire, nel momento in cui si chiuderanno i cantieri, quali saranno le reali trasformazioni sulla vita reale dei pendolari e sulla qualità dei trasporti genovesi e liguri. E qui cominciano le dolenti note. La metropolitana proseguirà oltre Brignole? Saranno reperite le risorse per i nuovi convogli della metropolitana? Quale sarà la gestione della tanto agognata “Metroferroviaria” una volta ultimati i lavori del nodo? Senza dimenticare l’assoluta incertezza che regna sulla Valbisagno, che, nelle intenzioni post-elettorali del Sindaco, già dal 2011 (ovvero tra tre mesi!!!) avrebbe dovuto essere dotata di una linea tranviaria. E invece dopo 4 anni siamo ancora con i 14, i 46, i 47, ecc. a farsi largo nel più completo degrado della mobilità urbana e senza che vi sia neppure una scelta definita per dotare la valle di un sistema di trasporto pubblico efficiente e affidabile. Quesiti che dovrebbero essere già risolti in un Paese normale con una seria pianificazione. Qui, purtroppo, si naviga a vista. Un tram per la Val Bisagno: tutti contenti, ma… ci siamo capiti bene? Chi fosse venuto all’incontro pubblico del 15 maggio scorso pensando di trovare toni accesi e baruffe tra i promotori ( Gruppo Facebook di Marco Libertini, Associazioni Metrogenova, Utenti Trasporto Pubblico e Italia Nostra), ed il comitato dei “No Busvia”, pure presente in sala, sarebbe rimasto deluso. Niente busvia, anzi, di busvia non si era mai detto, avverte il Vicesindaco ma, come confermato dalla Sindaco, nell’entusiastico consenso generale, “l’opzione è il tram, con tutte le garanzie di sicurezza che attendiamo dagli studi sulla revisione del piano di bacino" Già, perché di piano di bacino si è parlato, perché di lì passa l’ipotesi, che sembra mettere d’accordo tutti, di allargare un bel tratto di Via Piacenza verso Il Bisagno per ricavare, almeno lì, un po’ di quello spazio che, altrimenti, dovrebbe essere sottratto alla viabilità ordinaria per far posto alla nuova tramvia. Il resto dell’incontro è stato un susseguirsi di interventi pro-tram, da quelli, previsti, dei promotori a quello, forse non del tutto prevedibile, dell’Amministratore Delegato di AMT Rossignolle, per arrivare all’inattesa uscita finale della leader del comitato “ribelle” Rosa Vagge: “"Questo è un progetto che oserei dire meraviglioso”. Sul piano economico, nessun problema, assicura l’Amministrazione, i soldi ci sono: 47 milioni di euro di risorse proprie che si aggiungono agli 80 milioni di euro “faticosamente ottenuti dal Ministero dei Trasporti”, come recita un video-spot che circola su di una TV locale, più i contributi regionali, già verbalmente assicurati, per la risistemazione dell’argine del Bisagno. Viva il tram dunque, e tutti contenti.. Ma ci siamo capiti bene? Hanno ben capito gli uomini e le donne dei comitati che l’allargamento di Via Piacenza è ancora da verificare e che, in ogni caso, in altri tratti, la corsia del tram, come la busvia, dovrà necessariamente sottrarre spazio al traffico privato? E che l’attuale cattiva usanza di mollare l’auto ovunque in seconda fila per fare i propri comodi dovrà cessare? O davvero pensano che, anche con il tram, tutto resterà immutato e che il tram, al massimo, si metterà diligentemente in coda tra le auto, come succede oggi ai bus? E abbiamo ben capito tutti noi perché pensiamo che l’Amministrazione ne sia sempre stata consapevole - che gli 80 milioni di euro di stanziamento governativo sono tutto meno che certi, visto che si tratta di ottenere la ridestinazione di un antico finanziamento che quasi 10 anni orsono venne erogato, come contributo al 60%, per la tratta, mai iniziata ed oggi accantonata, della Metro da Brignole a Marassi? Ci stupiremmo mai se, come molte volte accaduto in questo paese, valesse la regola che “soldi non spesi uguale soldi ripresi”? E’ la tegola di questi giorni della maxi-manovra non induce, purtroppo, a grandi speranze in tal senso. Ma, da forzati ottimisti, ancora speriamo che non sia così e, per quanto ci sarà dato di fare, cercheremo di dare del nostro meglio affinché la Val Bisagno abbia finalmente, un giorno, un Trasporto Pubblico degno di tale nome. Per la Val Bisagno è tempo di risposte Dopo tanti anni di parole e discussioni gettate al vento, la cronaca locale ci dice che oramai è scaduto il tempo e che finalmente occorre prendere una decisione in merito alla realizzazione di un asse protetto per il trasporto pubblico in Val Bisagno. Anche se il tanto conclamato PUM del Comune di Genova sembra aver partorito un topolino, perché in realtà le cose sono in alto mare, la realtà sembra voler dimostrare che la problematica della mobilità nel quartiere non può più essere considerata una questione di secondo piano. Sarà la volta buona? Grande parata di stelle, lo scorso 8 febbraio, a Genova. I ministri Scajola e Matteoli, il numero uno di FS Moretti, l’alta dirigenza di Autostrade SpA, nonché, a livello locale, i Presidenti di Regione e Provincia, la Sindaco, il Presidente dell’Autorità Portuale, esponenti della opposizione e bel po’ di tanta altra “bella gente”, come diceva anni fa il buon Maurizio Costanzo. L’occasione era, almeno nelle premesse, assolutamente ghiotta: un triplice evento di partenza per tre opere che, se realizzate nei tempi e nei modi oggi annunciati, cambieranno radicalmente volto ai collegamenti di questa città in termini di mobilità, sia urbana, sia con tutto il Nord Italia e, di qui, con l’Europa stessa. Parliamo della firma del tormentato accordo per la gronda autostradale di ponente e dell’avvio, ovviamente simbolico, dei lavori di riassetto del nodo ferroviario di Genova e, ancora di più simbolico, del terzo valico ferroviario. Lasciamo stare la gronda autostradale, con il suo faticoso e controverso iter (in effetti, molte le critiche da associazioni ambientaliste e manca, ancora, la firma del Presidente Burlando). Non perché non la si ritenga opera di grande rilevanza, ma perché a noi, gente che intende promuovere il trasporto su ferro, interessano assai di più le altre due infrastrutture. Il riassetto del nodo genovese, assai più concreto e vicino nel tempo (2016 ?) ci interessa molto perché, con la separazione dei traffici a lunga percorrenza e merci da quelli locali, attraverso nuove linee, la creazione di nuove fermate e i miglioramenti previsti su quelle esistenti, potrà poi consentire la realizzazione di una vera e propria ferrovia urbana metropolitana da Voltri a Brignole (per ora); non è certamente la “vera” Metropolitana di Genova, come, di tanto in tanto, si lascia scappare la nostra Sindaco, perché la vera Metropolitana resta per noi quell’altra, quella “sottoterra”, che questa Amministrazione sembra voler metaforicamente seppellire ancora di più di quanto già non lo sia di suo, ma sarà certamente, se ben gestita, un’infrastruttura fondamentale per tutto il Ponente. Inoltre, si aumenta la ricettività del nodo genovese verso l’esterno; e qui ha ragione chi ha sottolineato che è inutile potenziare le maglie di una rete (vedi appunto il terzo valico) se non se ne razionalizzano i nodi principali, quale è appunto Genova ed il suo porto, in modo da separare adeguatamente, per tipologia, i flussi di traffico. Quanto al terzo valico, che dire? Siamo probabilmente alla terza o quarta inaugurazione, dai lontani anni 90, speriamo sia quella buona, anche se la modestia dei finanziamenti iniziali non lascia troppo ben sperare. Tuttavia due punti incoraggianti sembrano emersi dai discorsi ufficiali: il primo riguarda la finalità, per quanto inteso sempre più rivolta ad un’alta “capacità”, in funzione delle esigenze del porto per il corridoio europeo 24, (Sempione Loetschberg Valle del Reno), che alla “velocità”, per pendolarismo di lusso Milano Riviere, anche se, ovviamente, l’alta capacità è figlia anche di una maggiore velocità; ed il potersi muovere più in fretta tra Milano e Genova tornerà certamente utile ai molti che, per lavoro, ne hanno necessità. L’altra sorprendente novità fa capo ad una considerazione espressa dal Ministro Scajola, non si sa quanto su base personale (è ligure) o discesa da ipotesi di palazzo; secondo quanto affermato, non sarà facile portare avanti insieme il corridoio 5 ( Val di Susa) ed il terzo valico (corridoio 24) e può darsi sia necessario operare delle scelte di priorità: in tal caso, la linea Francia - Ventimiglia Genova - Pianura Padana potrebbe essere la preferita, in quanto partita prima, meno onerosa e meno problematica sul piano della realizzazione. Non ci rimane quindi che attendere, come peraltro facciamo oramai da sempre. AMT taglia ancora Ancora una volta senza soldi. Ancora una volta tagli al servizio. Ancora una volta migliaia di utenti subiscono i disagi di una fallimentare politica del trasporto pubblico, che oramai viene perseguita da molti anni e per la quale non si vede alcuna via di uscita. In questi giorni è infatti stata attuata una ulteriore riduzione del servizio AMT, che si aggiunge ad una dimunizione di oltre il 15% del numero di corse e di oltre il 17% della percorrenza chilometrica tra il 1993 ed il 2008, dato dimostrato da uno studio condotto dall'Associazione Metrogenova. Una riduzione molto consistente in una città sempre più vecchia e che quindi ha sempre più necessità di muoversi in modo comodo e agevole con i trasporti pubblici. Poco più di un mese fa, ci si rallegrava per la stipula di un accordo raggiunto tra i sindacati e l'Azienda, mirato allo sviluppo del trasporto pubblico. Un accordo che - ancora una volta - ha dimostrato di lasciare fuori gli utenti. Poco più di un anno fa invece lasciava l'Azienda Hubert Guyot, il "francese", il manager che Transdev aveva messo alla guida dell'Azienda e che aveva cercato di riportarla sulla strada di una maggiore efficienza economica. Transdev, una azienda che in tutto il mondo gestisce con ottimi risultati reti di trasporto con autobus, tram e metropolitane, a Genova non è riuscita neppure ad ottenere un serio piano di messa in opera di corsie preferenziali. Dove sono andati a finire i progressi fatti tra il 2006 ed il 2008? Dove sono tutti i buoni propositi del Piano Urbano della Mobilità presentato nel 2006? Tutto buttato all'aria... Ci avevano parlato di metropolitana, poi di tram, poi di busvie e non si vede ancora nulla: si pensa sempre e solo a tagliare. Qualche giorno fa il Presidente di AMT ha affermato in televisione che alcuni problemi saranno risolti dal piano industriale in corso di elaborazione: ma perchè AMT non riesce a seguire le linee guida di un piano industriale già tracciato con il contributo di uno dei più grandi operatori al mondo? Perchè la sensazione dei "clienti" di questa Azienda è di essere sempre più insoddisfatti? Perchè il Comune si vanta della realizzazione di una metropolitana ferroviaria e alle fermate dell'autobus ci sono sempre decine e decine di passeggeri imbufaliti? Ci si deve mettere in testa che servono interventi sostanziali e - a questo punto - molto urgenti, per risolvere una situazione del trasporto pubblico sempre più allo sfascio e per la quale pagano non solo gli utenti ma tutti i cittadini. Noi lavoriamo per questo, ma ci sembra proprio di essere da soli...
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