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Metrogenova.com intervista la dottoressa Piera Melli, Funzionario archeologo responsabile dell’unità territoriale di Genova.

Dottoressa Melli, com’è nato il progetto Archeometro?

Nel 1998 circa, nell’ambito dei lavori a Caricamento, si era espressa la volontà di illustrare in qualche modo le informazioni sui reperti ritrovati durante gli scavi. In realtà il progetto vero e proprio è decollato attorno al 2003.

Ci può illustrare le iniziative previste?

Il progetto iniziale prevedeva gli allestimenti delle stazioni Principe, Darsena e San Giorgio. Si è partiti con la Darsena perché è quella che ha più spazi fruibili e quindi, almeno inizialmente, la più adatta ad ospitare un’esposizione. A Principe stiamo pensando a delle gigantografie che siano la testimonianza del quartiere medievale che era situato nella zona, mentre per San Giorgio si cercherà di realizzare qualcosa collegata al porto antico ed in special modo all’antico Porto Franco; in questo caso sono possibili sia degli allestimenti interni che esterni. La novità è invece rappresentata da una nuova idea, che stiamo realizzando con Ansaldo, per realizzare un’altra esposizione presso Corvetto, nella quale si forniranno informazioni sul tumulo ritrovato durante gli scavi all’Acquasola. Siccome questa stazione è ancora in fase di progettazione, forse sarà più agevole trovare e pensare degli appositi spazi espositivi.

Qual è il livello di sensibilità che il comune ha dimostrato per Archeometro?

Il progetto Archeometro è partito dal Comune stesso, tuttavia dopo gli  investimenti del 2004, c’è stato un po’ di calo d’interesse per questa iniziativa. Per realizzare questi allestimenti servono dei contributi economici che attualmente l’amministrazione non può fornire. Mi auguro che con la nuova giunta qualcosa ritorni a muoversi in questo senso.

Qual è la situazione archeologica del sottosuolo del centro di Genova? La metro è servita a portare alla luce reperti importanti?

Il centro storico è generalmente molto ricco, ogni volta che si scava emerge qualche vecchio e prezioso manufatto, ma anche in Piazza della Vittoria si possono trovare strade medioevali a pochi metri di profondità. Poco invece sappiamo sulla preistoria genovese. La costruzione della metro è stata un’indubbia opportunità per scavare, ci sono stata sorprese come il tumulo dell’Acquasola e i reperti vari presso il pozzo di Piazza Brignole (resti di un convento prima e reperti preistorici poi); in questo caso  siamo riusciti a salvaguardare il più possibile l’area archeologica, facendo spostare lo scavo del pozzo di alcuni metri.

L’area di Principe sembra essere molto interessante dal punto di vista archeologico: può descrivere quali strutture hanno interferito con la costruzione della metropolitana?

Nella zona dov’è collocata la stazione di Principe sorgeva un intero quartiere medievale, probabilmente insediatosi a partire dal 13° secolo; nella stessa area sono state riportate alla luce parti delle mura del ‘500 (delle quali tutt’oggi se ne può vedere un tratto all’uscita della stazione), mentre si presume l’esistenza della porta di San Tomaso, la quale dovrebbe essere sepolta poco distante.

Può spiegarci che ruolo ha avuto la sovrintendenza nella messa a punto del progetto del tunnel di collegamento FS-metrò di Principe?

Nonostante la predisposizione della stazione FS sotterranea, il primo progetto reale è nato 3-4 anni fa; in precedenza probabilmente, il tunnel di collegamento era solo un’ipotesi progettuale. E’ stata fatta da parte nostra una richiesta di verifica, a causa della probabile presenza nella zona, della porta di San Tomaso e quindi si è perfezionato il nuovo progetto, decisamente migliore e a minor rischio archeologico: sono state variate sensibilmente angolazione e pendenza del tunnel, cosiccome ne è stata ridimensionata la larghezza. Da sottolineare che, per realizzare la struttura sarà necessario scavare a fondo cieco, quindi non sarebbe stato possibile a priori fare delle approfondite analisi archeologiche: da qui si è puntato a ridurre il rischio. Il progetto definitivo è stato approvato e finanziato di recente, i lavori potrebbero partire tra non molto.

La zona della Valbisagno, in caso di prolungamento della metropolitana verso lo stadio, potrebbe esser interessata dal ritrovamento di reperti archeologici?

La Valbisagno è praticamente fuori dalla zona delle Mura Basse, quindi sono possibili solo interferenze di piccola entità. Nell’area interessata conosciamo il tracciato di una possibile antica strada romana che attraversava San Fruttuoso, ma non dovrebbero esserci resti di mura, perché la Valbisagno era scarsamente abitata e perlopiù lo era sulle alture.

Come cittadina, ha aspettative nei confronti della metropolitana? Cosa si auspica?

Essendo un pedone per scelta ho grandi aspettative per tutto quello che possa essere una miglioria per il trasporto pubblico e quindi anche per metropolitana, funicolari ed ascensori. Non sono in grado di esprimere una mia opinione sull’eventuale scarsezza di pianificazione dei lavori della metropolitana, tuttavia posso affermare che il sottosuolo di Genova è realmente geologicamente complesso e che probabilmente costruire qui costa il doppio rispetto ad una città di pianura.

Intervista di Alex Bettucchi - Novembre 2007


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